Sperongia di Morfasso Museo della Resistenza Piacentina

Emilia Romagna | Morfasso (Piacenza)

resistenza in montagna

Il Luogo e le Vicende

Sperongia di Morfasso è uno dei luoghi simbolo della Resistenza piacentina e delle sue diverse fasi. Qui, presso l’osteria di Ca’ Ciancia, già dall’autunno del 1943 si formò uno dei primi gruppi di disertori che costituì, nel successivo aprile 1944, l’ossatura della 38ª Brigata Garibaldi, la prima formazione partigiana in provincia di Piacenza. Quando il 24 maggio, i partigiani di Val d’Arda liberarono Morfasso e insediarono la prima amministrazione civica controllata dal Cln nell’Italia occupata, Sperongia si trovava compresa in una vasta “zona libera”, che si espandeva fino all’intera regione orientale dell’Appennino piacentino. Quando però, nell’inverno 1944-’45, un imponente rastrellamento nazista e fascista colpì il movimento partigiano piacentino, il territorio di Morfasso e di Sperongia subì gravi perdite, con eccidi di partigiani e civili, razzie e deportazioni. Proprio nelle vicinanze di Sperongia, al Passo dei Guselli, si consumò la più impressionante strage di partigiani. Dal febbraio 1945, con la ritirata delle truppe nazifasciste, la ripresa del movimento partigiano fu rapida. Sperongia ritornò ad essere centrale nelle fasi di riorganizzazione e i locali dove ora sorge il Museo furono sede dell’Intendenza della Divisione Val d’Arda. Poco più in alto, a Costa di Sperongia, si stabilì anche il Comando divisionale dove furono in parte elaborati i piani strategici che permisero alle tre Divisioni partigiane piacentine – Divisione “Piacenza”, Divisione “Val Nure” e Divisione “Val d’Arda” ‒ di discendere dalle colline e calare compatte sulla città di Piacenza, liberata il 28 aprile 1945.

La Memoria

Il Museo della Resistenza Piacentina sorge in una località dell’alta collina, lontano dalla città e dai centri principali della pianura, per testimoniare il fondamentale contributo delle popolazioni montanare alla lotta di Liberazione. Inaugurato nel 2009, il Museo ha visto la luce grazie ad un lavoro sinergico che ha coinvolto diverse istituzioni locali ‒ come la Provincia di Piacenza, la Comunità Montana valli del Nure e dell’Arda, il Comune di Morfasso ‒ in collaborazione con l’Istituto storico della Resistenza e con l’Anpi provinciale di Piacenza. Al fine di mantenere un rapporto stretto con il territorio, la gestione è stata delegata ad un’associazione di volontari ‒ l’Associazione Amici del Museo della Resistenza Piacentina ‒ cui è stato affidato anche il compito di rendere il Museo una realtà viva e partecipata. Negli anni, dunque, il Museo ha svolto anche la funzione di centro culturale e di aggregazione in un’area periferica, organizzando e promuovendo una serie di eventi, come rassegne di film, spettacoli e iniziative di approfondimento storico. Dal punto di vista architettonico il Museo si sviluppa su due livelli: al piano terra è possibile consultare una ricca cartellonistica sulla Resistenza piacentina e sui suoi protagonisti, nonché una piccola rassegna di cimeli della guerra partigiana e documenti originali del Comitato di Liberazione Nazionale piacentino. Al primo piano sono invece collocati i supporti multimediali, vero cuore del Museo, che permettono una fruizione autonoma da parte dei visitatori. Sul grande touch screen si può seguire lo sviluppo diacronico della Resistenza nelle varie zone della provincia, approfondendo i singoli eventi tramite contributi fotografici, documentali e testimonianze video. Uno schermo a muro da 50’’ permette invece di visionare preziosi filmati d’epoca e recenti videointerviste a partigiani e testimoni piacentini, raccolte dai volontari del Museo. Inoltre, al primo piano, oltre a pannelli esplicativi sulle deportazioni nazi-fasciste nel piacentino, è possibile ammirare una suggestiva esposizione di armi partigiane originali. Dalla sede del museo parte un percorso storico-naturalistico - il sentiero partigiano “Giovanni lo Slavo” – che, attraverso il torrente Arda e i boschi circostanti rimasti per buona parte integri, ripercorre i sentieri delle staffette partigiane, i punti di vedetta e i principali luoghi di azione dei distaccamenti. Il sentiero, che ha un tempo di percorrenza di circa 3 ore, si sviluppa su un dislivello di 425 m, e raggiunge luoghi di alto valore storico, come la “grotta dell’eccidio” dove, il 7 gennaio 1945, furono trucidati due giovani partigiani. Fondamentale per il Museo è l’attività didattica, svolta sia sottoforma di visite guidate al suo interno o sui sentieri e nei luoghi della Resistenza, sia con progetti didattici sviluppati nelle scuole durante l’intero anno scolastico. Annualmente, poi, il Museo promuove progetti public history e di ricerca storica locale, come i progetti 8 Agosto 1944 – Gropparello Liberata o La guerra in casa organizzati in collaborazione con i Comuni e le Sezioni Anpi locali. In caso di visite di gruppo o conferenze la sala di consultazione si trasforma velocemente di aula didattica in grado di proporre contenuti video e multimediali.

I Servizi

Visite guidate
Biblioteca
Bookshop
Archivio storico
Archivio fotografico
Supporti multimediali interattivi
Sala conferenze
Sentieri partigiani
Catalogo del museo
Accesso
Accesso ai disabili
Parcheggi in zona

Recapiti

  Località Sperongia - Morfasso (Piacenza)
3274459043 Museo

Come arrivare



  In Auto: Dall’ Autostrada A1, uscire a Fiorenzuola e seguire per Castell'Arquato - Lugagnano. Il Museo della Resistenza Piacentina è situato 12 km dopo Lugagnano e 5km prima di Morfasso, nei pressi della chiesa di Sperongia.

Proprietà e gestione

Comune di Morfasso (Pc)

Bibliografia orientativa

  Alessandro Pigazzini, 8 Agosto 1944. Gropparello nella Resistenza, Le Piccole Pagine, 2016.
  Giuseppe Prati., Figli di nessuno. Vita delle formazioni partigiane della Val d'Arda narrata dal loro comandante, TEP, 1980.
  Claudio Silingardi, Alle spalle della Linea Gotica. Storie, luoghi, musei di guerra e resistenza in Emilia-Romagna, Artestampa, 2009.
  Franco Sprega, Alle origini del Museo della Resistenza Piacentina, in Quaderni della Valtolla, n. 16, 2014, pp. 175-194.
  Franco Sprega, Il filo della memoria, Tipleco, 1998.