Torino Centro studi Piero Gobetti

Piemonte | Torino (TO)

resistenza nelle città

Il Luogo e le Vicende

Il Centro studi ha sede nella casa dove Piero Gobetti visse per qualche tempo insieme alla moglie Ada Prospero. Figlio di genitori di origine contadina trasferitisi a Torino per dedicarsi al piccolo commercio, Gobetti nacque il 19 luglio 1901. Studente di acuta intelligenza, a diciassette anni pubblicò la sua prima rivista, “Energie Nove”, di ispirazione salveminiana e crociana, con la quale diffuse le idee liberali di Einaudi. Esponente della sinistra liberale progressista ed estimatore di Antonio Gramsci, Gobetti si avvicinò al proletariato torinese, schierandosi attivamente contro il fascismo sin dal suo avvento, definendolo un “movimento plebeo e liberticida”, e sostenendo l’occupazione delle fabbriche nell’autunno 1920. Nonostante i rapporti contrastati con Togliatti, Gramsci gli affidò la rubrica di teatro della rivista “Ordine Nuovo”, organo della minoranza comunista della sezione torinese del Psi, sulla quale scriveva firmandosi con lo pseudonimo di Giuseppe Baretti. Il 12 febbraio 1922 uscì il primo numero della sua rivista “La Rivoluzione Liberale”, che intendeva porsi come voce di un’opera rinnovatrice, in cui fossero protagoniste sia le élites intellettuali della borghesia, sia le coscienze più attive del proletariato. La rivista divenne un centro di impegno antifascista di segno liberale cui collaborarono intellettuali di diversa estrazione, tra cui Amendola, Salvatorelli, Fortunato, Gramsci, Antonicelli e Sturzo. Oggetto di forte repressione, tra il 1923 e il 1924 la rivista fu sequestrata ripetutamente dalla polizia fascista, e anche Gobetti fu arrestato in diverse occasioni; del resto, lo stesso Mussolini aveva telegrafato al prefetto di Torino di informarsi e vigilare “per rendere nuovamente difficile vita questo insulso oppositore”. Nonostante il rigido controllo, nel 1924 Gobetti fondò una nuova casa editrice la “Piero Gobetti editore”‒ e la rivista letteraria “Il Baretti”, con la quale voleva trasferire sul piano culturale e letterario quella opposizione antifascista ormai divenuta impossibile sul piano politico. In poco meno di un anno, attorno a “Il Baretti” si raccolsero le migliori menti della letteratura di quegli anni come Debenedetti, Sapegno, Tilgher, Missiroli, Pea, Amendola e Montale, per non fare che qualche nome. Il 5 settembre 1925, mentre stava uscendo di casa, Gobetti fu selvaggiamente aggredito sulle scale da quattro squadristi che lo colpirono al torace e al volto, procurandogli gravi ferite dalle quali non guarì più. Convinto a rifugiarsi in Francia, Gobetti morì esule a Parigi nella notte tra il 15 e il 16 febbraio 1926. Avrebbe compiuto 25 anni il 19 giugno di quell’anno.

A Torino rimase la moglie Ada con il figlio Paolo, appena nato e, negli anni del regime, la casa di via Fabro divenne un punto di riferimento per gli antifascisti dell’area liberal-socialista. Insegnante e traduttrice, la vita intellettuale e politica di Ada ‒ strettamente intrecciata a quella di Gobetti durante la sua breve vita ‒, continuò con lo stesso impegno civile e la stessa intensa partecipazione al dibattito politico e culturale del tempo, anche dopo la sua morte. Per tutto il ventennio, infatti, essa continuò a mantenere i rapporti con alcuni oppositori del regime come Benedetto Croce e nel 1942 fu tra i fondatori del movimento che un anno dopo sarebbe diventato il Partito d’Azione. Dopo l’8 settembre 1943, seguì il figlio nella lotta partigiana in Val di Susa, inquadrandosi nella IV Divisione GL. Tra le sue missioni di collegamento, nell’inverno 1944-45 raggiunse la Francia valicando i passi alpini con gli sci, per stringere rapporti con i comandi alleati e con i maquis. Alla fine della guerra fu smobilitata con il grado di maggiore e in seguito decorata con la medaglia d’argento al valor militare. L’impegno militante di Ada continuò anche dopo la Liberazione e fino alla sua morte, avvenuta nel 1968: nell’immediato dopoguerra fu vicesindaca di Torino, e tra i promotori della Federazione democratica internazionale femminile. Dopo lo scioglimento del Partito d’Azione si iscrisse al Pci e fu attiva nell’Unione Donne italiane.

La Memoria

La casa di Piero e Ada Gobetti non è un museo in senso classicamente inteso, perché non conserva cimeli esposti in modo strutturato né organizza visite guidate, ma il suo notevole interesse storico e la possibilità di approfondire il periodo e i temi legati a Piero e Ada Gobetti ne fanno un luogo di memoria che è opportuno segnalare in questa sede. Qui Gobetti visse qualche tempo con la moglie Ada Prospero dopo il loro matrimonio, presumibilmente dalla primavera 1924 fino al tragico esilio a Parigi; davanti al portone di questa abitazione, il 5 settembre 1925 Piero Gobetti fu assalito a manganellate da alcuni fascisti, riportando lesioni tali da comprometterne la salute e convincerlo a riparare in Francia. E anche dopo la sua morte, la casa di via Fabro 6 continuò ad essere un importante punto di riferimento per l’antifascismo, perché negli anni della Resistenza Ada Gobetti fece di questo indirizzo un luogo di incontro e di riunioni clandestine per i partigiani vicini a Giustizia e Libertà. Inoltre, dal 1961, per iniziativa di Ada, del figlio Paolo, della nuora Carla e di alcuni amici di Piero, in questa casa ha sede il Centro Studi Piero Gobetti, un istituto culturale specializzato nello studio della storia e del pensiero politico del ’900, e in particolare dei temi legati all’ambiente culturalmente più vicino a Gobetti: antifascismo, democrazia, movimento operaio. Ancora oggi, dunque, la casa di Piero e Ada Gobetti è uno spazio culturale aperto agli studiosi e ai ricercatori, che raccoglie il nucleo originario delle carte e dei documenti di Piero e Ada, le loro biblioteche personali e vari fondi relativi alla storia del Novecento, dell’antifascismo e del movimento operaio, tra i quali la biblioteca professionale di Norberto Bobbio. Oggi i locali del Centro studi Gobetti sono stati ristrutturati e ampliati, per cui non resta molto della disposizione originaria della casa: del periodo in cui i Gobetti la abitarono rimane oggi solo lo studio di Piero e poi di Ada, nel quale sono stati mantenuti l’arredamento e la disposizione originaria dei mobili. La lapide commemorativa che ancora oggi si osserva sulla facciata dello stabile, dettata da Franco Antonicelli, fu scoperta nel febbraio 1966, in occasione del 40° anniversario della morte di Piero Gobetti.

Recapiti

  Via Fabro, 6 - Torino (TO)
011-531429
011-535655

Come arrivare



testo breve

  In Autobus: dalla stazione Porta Nuova, linea 29, fermata Siccardi. Da lì, attraversando il Corso G. Ferraris,si raggiunge via Fabro.
  In treno: stazione Torino Porta Susa

Bibliografia orientativa

  Ada Gobetti, Partigiani sulla frontiera, Anpi, Torino 1954.
  Ada Gobetti (a cura di), Donne piemontesi nella lotta di liberazione, Anpi, Torino 1954.
  Ada Gobetti, Diario partigiano, Einaudi, Torino 1956
  Giovanni De Luna, Storia del Partito d’Azione 1942-1947, Feltrinelli, Milano 1982.
  Umberto Morra, Vita di Piero Gobetti, Utet, Tornio 1984.
  Ersilia Alessandrone Perona (a cura di), Nella tua breve esistenza. Lettere 1918-1926, Einaudi, Torino 1992.
  Giuseppe Pasquariello, Piero Gobetti, Loffredo, Napoli 1992.
  Giovanni De Luna, Donne in oggetto, Bollati Boringhieri, Torino 1995.
  Marco Gervasoni, L’intellettuale come eroe. Piero Gobetti e la cultura del ’900, La Nuova Italia, 2000.
  Mario Giovana, Giustizia e libertà in Italia. Storia di una cospirazione antifascista. 1929-1937, Bollati Boringhieri, Torino 2005.
  38/45. Guida ai luoghi della guerra e della Resistenza nella provincia di Torino, a cura di Luciano Boccalatte, Andrea D'Arrigo, Bruno Maida, Blu Edizioni, Torino 2009.