Torino Museo diffuso della Resistenza

Piemonte | Torino (TO)

resistenza nelle città

Il Luogo e le Vicende

La città di Torino conobbe gli effetti della guerra non appena essa ebbe inizio: i primi bombardamenti inglesi a ridosso del centro cittadino avvennero infatti tra il 12 e il 13 giugno 1940, e costrinsero presto i suoi abitanti ad abituarsi a nuovi ritmi e stili di vita, segnati dalla frequenza delle incursioni aeree. Molti furono gli sfollati nelle campagne circostanti, costretti a tornare quotidianamente in città per recarsi al lavoro. Nel corse degli anni, poi, le difficoltà crebbero progressivamente fino a che lo scontento popolare trovò espressione in primo luogo nelle scritte murali sempre più frequenti e poi negli scioperi del marzo 1943. Come in altre città italiane, il 25 luglio 1943 significò illusione e speranza per la fine delle sofferenze, anche se l’occupazione tedesca della città a partire dal 10 settembre si tradusse in un duro colpo per le speranze dei torinesi. La presenza e il controllo militare su Torino furono motivate dal forte valore strategico della città per lo sfruttamento delle risorse industriali italiane a vantaggio della macchina bellica del Reich. Fu l’inizio di una fase drammatica per la città, che sarebbe durata diciotto mesi, nella quale alle difficoltà prodotte dalla guerra si aggiunse il peso degli occupanti. In questo contesto, uomini politici provenienti dal vecchio antifascismo cittadino si attivarono e costruirono una rete clandestina che diede vita agli organi politici e militari della Resistenza, e che fece di Torino il cuore e la mente della lotta armata a livello regionale. Allo stesso tempo nella Torino operaia maturò nelle fabbriche un’opposizione al regime e all’occupazione tedesca che si tradusse presto nella salita ai monti di molti giovani operai che si unirono alle formazioni partigiane. Nell’autunno inverno seguente, diversi di loro tornarono nelle fabbriche in parte legalmente, in parte in modo clandestino, contribuendo alla lotta che in città stava diventando sempre più dura per la repressione che tedeschi e fascisti utilizzavano come strumento di controllo e di imposizione della propria volontà.

Diversi furono i luoghi dell’orrore e del dolore: dai palazzi dove venivano torturati gli oppositori agli angoli di strade e piazze dove avvennero rappresaglie e controrappresaglie, ai luoghi ufficiali delle esecuzioni come il Martinetto, il Poligono di tiro che fu scelto dopo l’8 settembre 1943 dalla Repubblica sociale come luogo dell’esecuzione delle condanne capitali. Qui, il 5 aprile 1944 furono fucilati otto componenti del primo Comitato militare regionale piemontese, costituitosi nell’ottobre 1943 con il compito di organizzare e coordinare l’azione delle prime bande che si erano già formate nelle valli piemontesi. La repressione fascista e nazista in città trovò espressione anche nella deportazione verso i lager tedeschi no solo di ebrei (si è calcolato che su 241 ebrei partiti da Torino in date e con mezzi diversi solo 21 siano ritornati), ma anche di oppositori politici, partigiani, operai coinvolti negli scioperi del marzo 1944, renitenti alla leva, borsaneristi o anche solo di ostaggi o persone prese casualmente durante un rastrellamento. Le diverse anime della lotta di Liberazione (contro i tedeschi, contro i fascisti e per una società diversa e più giusta) che avevano attraversato la società torinese durante venti lunghi mesi si intrecciarono e trovarono espressione nel grande sciopero generale del 18 aprile 1945, premessa dell’insurrezione per liberare la città, che coinvolse le fabbriche, le scuole i servizi e il commercio e durante il quale l’intera città si fermò, rendendo praticamente inutile ogni tentativo fascista di impedirlo. La città venne liberata solo dieci giorni dopo, il 28 aprile, quando i partigiani occuparono i centri del potere e le fabbriche.

La Memoria

Il Museo diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà è stato inaugurato il 30 maggio 2003 negli spazi interamente restaurati del palazzo juvarriano dei Quartieri Militari, che ospita anche le nuove sedi dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea e dell’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza. Non si tratta di un museo convenzionale perché non espone una collezione di reperti − che sono invece stati considerati per il loro valore di documento storico e collocati in archivio accanto ai fondi documentari cartacei − ma si pone come il centro di un sistema costituito dai luoghi di memoria della città e della sua provincia: dal Sacrario del Martinetto, al Colle del Lys, dal Rifugio antiaereo di piazza Risorgimento ai Sentieri della libertà della Val Pellice. È dunque un luogo decisamente lontano dal concetto ‒ più tradizionale ‒ di “museo conservazione” e più affine, invece, a quello di “museo delle idee”, in cui il valore non risiede tanto negli oggetti esposti in un unico edificio, quanto nell’intero territorio, che finisce per costituire la traccia essenziale del racconto. Centro del percorso museale è dunque proprio il territorio, inteso come un deposito di tracce del passato da indagare, interpretare e porre in relazione con il più ampio contesto generale. L’intento del Museo diffuso è invertire l’approccio tipico dei musei tradizionali, abbandonando l’idea di ricostruire la storia in modo lineare e preordinato all’interno di un contenitore simbolico, e seguendo le modalità dell’esplorazione di un territorio, dove la scoperta del passato si svela attraverso la storia dei suoi luoghi. La sua specificità, quindi, consiste nel suo essere un sistema articolato, che ha come nodi fondamentali i luoghi di memoria nel territorio, mentre il centro del museo è una sorta di strumento di raccordo con gli altri punti del sistema. L’allestimento del centro di corso Valdocco − che si è concluso nel mese di gennaio 2006 − ruota attorno alla metafora del viaggio nella Torino degli anni 1938-1948: gli spazi sono stati suddivisi come se fossero fermate di una ipotetica rete metropolitana costituita da cinque linee, nella quale ad ogni stazione corrisponde un tema scelto per raccontare le vicende di quel periodo: dall’eccezionalità della vita quotidiana durante la guerra a quella sotto i bombardamenti, dal peso del regime fascista a quello dell’occupazione tedesca, fino alla ritrovata libertà del dopoguerra. All’ingresso, il visitatore entra in una sala di accoglienza, dove installazioni multimediali e pannelli informativi introducono alle tematiche generali del museo: gli anni tragici della Seconda guerra mondiale, da un lato, ma anche l’eredità positiva di quegli anni, i valori di democrazia, di pace, di libertà sanciti dalla Costituzione Repubblicana e dalle grandi Carte Internazionali dei diritti. Questa sala introduttiva rispecchia la duplice vocazione del Museo: essere il luogo in cui comunicare la storia di Torino e della sua provincia e, al tempo stesso, essere uno spazio di analisi e riflessione sui grandi temi dei diritti e della libertà.

Da questa sala − dotati di cuffie con le quali ognuno può scegliere quanto ascoltare e quanto a lungo soffermarsi ad ogni tappa − si scende verso i capolinea tematici, dove ogni argomento è introdotto da immagini di repertorio, proiettate su grandi schermi che favoriscono il coinvolgimento e l’immedesimazione dei visitatori. Inoltre, su due specchi ad altezza naturale appaiono le immagini di due testimoni (scelti con un criterio nettamente oppositivo) che raccontano per qualche minuto le proprie esperienze legate al tema. Obiettivo delle testimonianze anonime non è tanto quello di dare informazioni esaustive, sviluppate organicamente, ma innescare suggestioni e sollecitare un eventuale approfondimento. Seguendo il percorso, si entra in una sala di passaggio, la “Sala del Martinetto”, che ricorda in modo molto evocativo (è l’unica sala dove si odono suoni fuori cuffia e nella quale è esposto un reperto vero e proprio, una sedia utilizzata per le fucilazioni) le esecuzioni dei resistenti compiute al Poligono di tiro (il Martinetto) tra il settembre 1943 e l’aprile 1945. Da qui si giunge alla sala del tavolo multimediale, realizzato per il primo allestimento del 2003, che esplicita il principio del museo diffuso. Sfiorando i 49 fogli bianchi disposti sul tavolo, compaiono documenti scritti, si diffondono voci e suoni, scorrono immagini: la memoria si riattiva proprio attraverso l’intreccio dei quattro percorsi tematici della metropolitana, e quindi dei temi della storia, con 12 luoghi di Torino, che appaiono come sono oggi, scelti per il loro carattere simbolico. Il tavolo permette ad ognuno di scegliere il proprio percorso: ad esempio, si possono leggere i documenti e ascoltare le testimonianze riferite ai temi che si associano ad un luogo oppure approfondire una linea tematica spostandosi di luogo in luogo, lungo il tavolo, ed esaurendo i documenti legati a quel tema. Da questa stanza, una doppia rampa di scale conduce ad un rifugio antiaereo, posto a circa 12m di profondità, scoperto durante i lavori di sistemazione del palazzo dei Quartieri Militari e lasciato nel suo stato originale. Il rifugio, costruito per i dipendenti del quotidiano “La Gazzetta del popolo” che aveva sede nei dintorni del palazzo, poteva arrivare a ospitare fino a 1.500 persone. Scendendo nel rifugio, le scritte sui muri che invitano alla calma, un’installazione sonora e la possibilità di ascoltare le testimonianze di chi ha vissuto durante i bombardamenti permettono di ricreare l’atmosfera di quei drammatici momenti. Conclusa la visita al rifugio, si raggiunge l’ultimo capolinea, dove nuove testimonianze, questa volta scelte con un criterio tematico e non oppositivo, descrivono le delicate e controverse fasi successive alla Liberazione; l’ultima parte dell’allestimento, infine, fornisce spunti di riflessione sulla Costituzione italiana Oltre all’allestimento permanente, altri spazi del palazzo, tre sale al primo piano e il cortile, sono destinati a ospitare mostre temporanee. Alla fine della visita, coloro che chiedono ulteriori informazioni e approfondimenti sui temi trattati, hanno la possibilità di accedere alle collezioni di fondi cartacei, iconografici, sonori, visivi depositate nell’archivio dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e nell’Archivio nazionale cinematografico della Resistenza, che fungono così anche da laboratorio del museo diffuso.

I Servizi

Accesso
Biblioteca
Archivio storico
Archivio fotografico
Supporti sonori

Recapiti

  Corso Valdocco, 4a - Torino (TO)
011-20780

Come arrivare



testo breve

  In treno: stazione Torino Porta Susa
  In Autobus: dalla stazione Porta Nuova, linea 1 in direzione Statuto, fermata Statuto Cap.

Proprietà e gestione

Comune di Torino

Bibliografia orientativa

  Fabio Levi, L’ebreo in oggetto. L’applicazione della normativa antiebraica a Torino 1938-1943, Zamorani, Torino 1991.
  Rosanna Roccia, Giorgio Vaccarino, Torino in guerra tra cronaca e memoria, Archivio storico della città di Torino, Torino 1994.
  Giuseppe Tuninetti, Clero, guerra e resistenza nella diocesi di Torino (1940-1945), Piemme, Casale Monferrato 1995
  Anna Bravo, Anna Maria Bruzzone, In guerra senza armi. Storie di donne 1940-1945, Laterza, Roma-Bari 1995.o
  Giovanni De Luna, Torino in guerra (1940-1945), in Storia di Torino, vol. 8, Einaudi, Torino 1998.
  Bruno Maida, Il prezzo dello scambio. Commercianti a Torino (1940-1943), Scriptorium, Torino 1998.
  Nicola Adduci, Luciano Boccalatte, Giuliana Minute, Che il silenzio non sia silenzio. Memoria civica dei caduti della resistenza a Torino, Città di Torino – Istituto piemontese per la storia della resistenza e della società contemporanea, Torino 2003.
  38/45. Guida ai luoghi della guerra e della Resistenza nella provincia di Torino, a cura di Luciano Boccalatte, Andrea D'Arrigo, Bruno Maida, Blu Edizioni, Torino 2009.